
Ogni tanto compare una notizia curiosa: “Derubata in pieno giorno: ‘Mi ha ipnotizzata!’”
Oppure: “Ladro prende i soldi dalla cassa mentre la cassiera resta immobile, come in trance.”
E subito riaffiora una vecchia credenza: l’ipnosi può essere usata per manipolare la volontà delle persone, persino per derubarle o farsi consegnare oggetti di valore.
Ma è davvero così? È possibile ipnotizzare qualcuno al punto da costringerlo a fare qualcosa contro la propria volontà?
La risposta è no. E in questo articolo ti spiego perché.
Se esistesse un potere del genere… il mondo sarebbe molto diverso
Partiamo da una semplice osservazione logica:
Se davvero fosse possibile ipnotizzare qualcuno con poche parole e farsi consegnare soldi, perché questo “superpotere” non viene usato ovunque?
Perché vediamo questi casi solo in contesti marginali, come piccole rapine o truffe da strada?
Se una tecnica del genere esistesse, sarebbe usata:
- per svuotare banche,
- per convincere broker a vendere titoli,
- per rubare auto e immobili,
- per pilotare affari milionari…
E invece… nulla di tutto ciò accade.
Il fatto che questi episodi siano rari, vaghi e mai documentati con prove concrete dovrebbe già farci riflettere.
La mancanza di prove
Nei contesti accademici e clinici, non esiste alcun esperimento o caso documentato in cui l’ipnosi sia stata utilizzata per indurre una persona a fare qualcosa contro la sua volontà, come cedere denaro o beni.
Al contrario, gli studi — inclusi quelli condotti su soggetti in ipnosi profonda — mostrano che:
- Le persone mantengono un livello di controllo e coscienza.
- Le suggestioni contrarie ai valori personali vengono rifiutate.
In altre parole, anche sotto ipnosi nessuno può essere “programmato” a compiere atti che non avrebbe già accettato, consapevolmente o inconsciamente.
Eppure, esistono numerosi racconti — spesso amplificati dai media — di persone che affermano di essere state “ipnotizzate e derubate”.
Ma in questi casi, ciò che manca è proprio la verifica oggettiva. Non ci sono registrazioni affidabili, testimoni terzi indipendenti o ricostruzioni che dimostrino l’uso effettivo di tecniche ipnotiche.
Le autorità solitamente classificano questi episodi come truffe con destrezza — e non come veri atti di ipnosi.
Cosa succede davvero nei furti attribuiti all’ipnosi
Quello che viene chiamato “furto con ipnosi” è in realtà una combinazione di manipolazione dell’attenzione, distrazione, effetto sorpresa, pressione psicologica e stato di shock emotivo della vittima.
In questi episodi non c’è nulla di misterioso o soprannaturale. Si tratta piuttosto di dinamiche umane comprensibili, in cui la persona si trova improvvisamente sotto stress, magari disorientata da un comportamento ambiguo o da una comunicazione inaspettata, e reagisce nel modo più veloce e istintivo per uscire dalla situazione.
Ecco cosa può succedere in realtà:
1. Distrazione e raggiro
Molti truffatori lavorano in coppia. Uno distrae, l’altro agisce. Si usano domande strane, movimenti rapidi, un tono di voce sicuro e coinvolgente.
La vittima è spiazzata, si crea un momento di confusione… e in quel momento avviene il furto.
2. Pressione psicologica e stress acuto
In alcuni casi, il truffatore utilizza un tono di voce fermo, diretto e autoritario, generando nella vittima una sensazione di urgenza e minaccia.
La pressione è talmente intensa da attivare una risposta istintiva e rapida, come se l’unico modo per uscire da quella situazione fosse “obbedire” e togliersi il problema davanti.
In queste condizioni, la vittima può compiere gesti automatici — come aprire una cassa o consegnare oggetti — senza rendersene pienamente conto fino a quando è tutto finito.
Ma non è ipnosi. È stress, confusione e reazione di sopravvivenza.
3. Paralisi da paura o stress
In situazioni improvvise, è normale che il cervello attivi una risposta primitiva: attacco, fuga o blocco.
Il blocco, chiamato “freezing”, può sembrare all’esterno come uno stato di trance, ma non ha nulla a che vedere con l’ipnosi. È puro istinto di sopravvivenza.
Il ruolo della razionalizzazione e del senso di colpa
Qui arriva un altro punto cruciale e spesso ignorato: il bisogno inconscio della vittima di trovare una giustificazione.
Immagina una cassiera che si fa derubare senza reagire, bloccata dalla paura. Oppure un impiegato che si fa raggirare da uno sconosciuto.
Quando le autorità o i superiori chiedono spiegazioni, subentra l’imbarazzo, il senso di colpa.
E allora, dire “sono stato ipnotizzato” può diventare una forma di autoassoluzione, una ricostruzione a volte immaginaria e inconsapevole dei fatti che la vittima stessa finisce per credere autentica.
Questo meccanismo è noto in psicologia come razionalizzazione post-evento: il cervello, per proteggersi, crea una storia che renda più accettabile l’accaduto.
L’ipnosi, in questo senso, è una scusa perfetta: misteriosa, potente, fuori dal nostro controllo.
Ipnosi ≠ controllo mentale
L’ipnosi non è un modo per piegare la volontà altrui.
È un processo di collaborazione, in cui la persona entra volontariamente in uno stato di concentrazione e ricettività.
Nessuno può obbligarti a fare qualcosa che non vuoi. Nessuno può farti derubare te stesso se dentro di te non c’è già un consenso implicito o uno stato di confusione tale da renderlo possibile.
L’ipnosi non è manipolazione. La manipolazione non è ipnosi.
La vera difesa è la consapevolezza
Più conosciamo il funzionamento della nostra mente, meno siamo vulnerabili a chi vuole manipolarci.
La vera protezione non è temere l’ipnosi, ma capire come funzionano attenzione, emozioni e decisioni.
Chi conosce questi meccanismi è meno influenzabile, meno suggestionabile… e più libero.
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