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E’ stato un lungo anno per me, un anno denso di emozioni e di drastici cambiamenti, in cui ho decisamente trascurato questo progetto.
E’ il momento di rimediare e di riprendere da dove avevamo interrotto.
E approfitto di questa interruzione di un anno, proprio per affrontare un argomento che mi sta molto a cuore: la ciclicità.
La nostra società ci insegna, fin da bambini, che è molto importante portare a termine i compiti iniziati. Che, se ti prendi un impegno, poi devi rispettarlo. Che “mollare”, ovvero interrompere qualcosa che si è iniziato, è da sfigati.
Insomma, come al solito, la produttività sembra essere l’unica chiave di lettura dell’esistenza: chi la dura la vince, mentre chi abbandona muore.
E, spesso, se ci sentiamo stressati e stanchi, o peggio, inutili e falliti, dipende proprio da questa “credenza”, secondo la quale se non ottieni risultati tangibili e misurabili, giorno per giorno, allora stai sbagliando qualcosa. Non stai andando nella direzione giusta. Stai “perdendo la tua gara”.
Ci hanno convinto che la vita sia una competizione (poco importa se contro gli altri o contro se stessi), in cui l’importante è eccellere, distinguersi, far vedere che ci siamo. Che esistiamo. Che il nostro esistere fa la differenza.
E l’ultimo contributo a questa follia collettiva è dato dai social network, estensione dell’Ego di ognuno di noi, che amplificano i nostri difetti e rendono mostruosi i rapporti sociali. E’ tutto un mostrare, un esibire: “guarda cosa faccio, guarda dove vado..IO ESISTO!”.
Vi prego di leggere questa non come una mera e sterile critica della società, ma piuttosto come occasione per fare autocritica e risvegliarci da questa “ipnosi collettiva”, costruita a spese del nostro povero Ego. Che soffre, si sente inadeguato e sempre sottostimato.
Quindi, che fare?
Come salvare noi stessi e, di conseguenza, salvare il nostro mondo?
Un buono spunto di riflessione ci viene dato dalla ciclicità delle stagioni.
Non è sempre primavera o estate. Non splende sempre il sole e le temperature non sono sempre miti.
Esistono anche stagioni di quiete ed abbandono, come l’autunno e l’inverno.
Una pianta non può fiorire e dare frutti tutto l’anno. Ci deve essere un momento in cui appassisce, perde le foglie, passa un periodo di quiete, per poi rinascere. Fa parte dell’ordine naturale delle cose.
Questa ciclicità, fatta di morte e rinascita è naturale e del tutto sensata.
Allo stesso modo, per noi Uomini deve esistere un momento in cui dobbiamo fermarci, risposarci, rigenerarci e prepararci alla “nuova stagione”.
Non è pensabile un sistema mentale in cui sia perennemente primavera ed in cui sia considerato sbagliato vivere pienamente un inverno di riflessione, meditazione ed introspezione.
Che ci piaccia o no, la nostra vita conserva una sua ciclicità: una serie di morti e rinascite che avvengono all’interno della nostra stessa esistenza e che dovremmo imparare a rispettare ed onorare.
Non è sempre giusto “agire”. Alle volte è molto più saggio fermarsi ed aspettare, ed approfittare del momento per conoscere meglio se stessi e prepararsi alle nuove sfide.
E, sopratutto, è importante imparare a non sentirci “sbagliati” se abbiamo voglia di abbandonare il terreno di gioco: fra una partita e l’altra deve pur esserci un momento di riposo.
Mantenere il giusto equilibrio fra riposo ed azione è fondamentale per l’Uomo ed è la chiave di volta della sua evoluzione.
Ricordiamoci di questo, e non esisterà più alcun fallimento.

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